• ACT
  • Agorafobia
  • Ansia sociale
  • Assertività
  • Attacchi di panico
  • Depressione
  • Disabilità
  • Disturbi Alimentari
  • Disturbi del sonno
  • Disturbi d’ansia
  • EMDR
  • Fobia specifica
  • Infanzia
  • Maternità e Gravidanza
  • Mindfulness
  • Rilassamento progressivo Jacobson
  • Sessualità
  • Stress lavoro correlato
  • Supervisione e formazione operatori sociali
  • TCC
  • Terapia di coppia
  • Tic
  • Training antifumo
  • Training autogeno
  • Training di induzione al parto in ipnosi
  • Valutazioni psicodiagnostiche
  • Per alcune persone, soffrire di attacchi di panico è inficiante per la maggior parte della giornata, compromettendo gravemente la qualità della loro vita quotidiana. Si dice, infatti, che chi soffre di panico, ha frequenti attacchi di panico o passa la maggior parte della giornata a preoccuparsi dei possibili attacchi futuri.

    L'attacco di panico spesso porta all'evitamento e tale evitamento è dovuto principalmente a tre ragioni: Un attacco di panico si ha quando una persona diventa in breve tempo molto spaventata o molto ansiosa in una situazione nella quale la maggior parte delle persone non proverebbe paura o malessere. I sintomi più comuni dell'attacco di panico sono: Le persone che soffrono di attacchi di panico, le prime volte si spaventano molto, ma col ripetersi degli attacchi, cominciano a temere sempre meno le conseguenze di un attacco di cuore o di impazzire, pur continuando ad aver paura che la volta successiva l'attacco possa essere peggiore. Ad esempio, mentre stiamo guidando possiamo chiederci: “Che cosa succederà se avrò un altro attacco di panico ora?”. Il pensiero scatena in noi la sensazione di essere in pericolo, quindi l’ansia, e iniziamo a sentirci male.

    Chi soffre di attacchi di panico si spaventa quando si sente ansioso, per paura di un nuovo attacco, ma talvolta l’ansia può essere utile.
    Le componenti della reazione di attacco o fuga hanno delle similitudini con le reazioni che anticipano gli attacchi di panico.
    Ad esempio: Tutto ciò, però, è la risposta, adattiva e funzionale, di un sistema di allarme davanti ad un pericolo reale. Chi soffre di panico, spesso diffida di ogni forma d'ansia, anche di quella utile, cercando di evitarla sempre, perché teme che possa crescere in maniera smisurata, non controllabile come in un attacco di panico.

    I problemi di ansia hanno origine quando la risposta di attacco o fuga si verifica troppo facilmente, e si prova molta ansia in situazioni in cui gli altri rimangono tranquilli o sono solo leggermente ansiosi. I falsi allarmi si generano perché il meccanismo della risposta di attacco o fuga è troppo sensibile, ed è sensibile per tre motivi: Alcune paure comuni, come la paura del buio, dell’altezza, degli animali, ecc..., potevano essere paure ragionevoli per i nostri antenati, perché chi aveva queste paure aveva più probabilità di vivere fino a un’età in cui poteva trasmettere ai figli il suo patrimonio genetico. Nell’arco di millenni, tutti gli esseri umani hanno così acquisito un certo grado di paura di queste situazioni potenzialmente pericolose.

    Cosa mantiene in vita i falsi allarmi? La ricerca psicologica ha scoperto tre cause: La risposta di attacco o di fuga, determina un aumento della respirazione. A ogni inspirazione, l’ossigeno entra nei polmoni e si diffonde nel sangue, dov’è fissato dall’emoglobina che lo porta in tutto il corpo. L’ossigeno viene rilasciato dall’emoglobina per essere usato dalle cellule corporee, che producono come gas di scarto l’anidride carbonica. L’anidride carbonica viene riversata nel sangue, portata ai polmoni ed espirata. La respirazione eccessiva peggiora l’ansia perché porta ad espirare troppa anidride carbonica. Le sensazioni fisiche che ne conseguono sono: stordimento, sensazione di testa vuota, rigidità muscolare, nausea, vertigini, terrore crescente che stia succedendo qualcosa di terribile, come ad esempio morire.
    Uno dei sintomi più angoscianti tra quelli causati dall'iperventilazione è la sensazione di mancanza d'aria. Questa sensazione può portare a cercare di respirare ancora più profondamente o velocemente, il che peggiora i sintomi. Inoltre, consumando più energia di quanta ne abbia bisogno, chi iperventila soffre di altri sintomi, tra i quali il sentirsi stanchi, affaticati, accaldati e sudati.
    Chi è in preda all’ansia spesso si preoccupa del fatto di essere ansioso, ancor più della situazione temuta. Il circolo vizioso può portare ai più comuni pregiudizi sulle conseguenze dell’ansia, come, nel caso della pz., la paura di morire. Ma altri miti sono stati sfatati, come la paura d'impazzire che alcune persone provano, di avere malattie psichiatriche come la schizofrenia, paura di perdere il controllo, cioè paura di perdere la coscienza delle proprie azioni o di fare cose imbarazzanti o strane, paura di avere un attacco di cuore, per il senso di costrizione al petto.
    È stato anche stabilito che gli attacchi di panico sono correlati ad altri disturbi quali la depressione e l’agorafobia (paura di camminare per strada, degli spazi aperti come le autostrade...).